
Infezioni
Test per la vaginosi batterica: autotest, pH o prelievo vaginale?

Zineb Sadki
Redazione editoriale, Santelle
Un test per la vaginosi batterica può assumere diverse forme : striscia del pH, autotest multi-biomarcatori da fare a casa, o prelievo medico analizzato in laboratorio.
Questi metodi non danno tutti lo stesso livello di informazione : alcuni permettono un semplice orientamento, altri pongono una vera diagnosi.
Ecco che cosa ciascuno può realmente indicarvi, e come scegliere un test per la vaginosi adatto alla vostra situazione.

Che cos'è un test per la vaginosi batterica?
Un test per la vaginosi batterica è un esame volto a individuare uno squilibrio della flora vaginale, a domicilio (test del pH, autotest multi-biomarcatori) o in ambito medico (criteri di Amsel, punteggio di Nugent, PCR).
Permette di orientare o confermare la presenza di una vaginosi, un'infezione vaginale frequente che interessa fino a una donna su tre nel corso della vita.
Come sapere se si ha una vaginosi batterica?
Diversi segnali possono portare a porsi la domanda di una vaginosi batterica :
perdite vaginali più fluide del solito;
un colore dal bianco al grigiastro;
un odore insolito, spesso descritto come odore di pesce, in particolare dopo un rapporto sessuale;
in molti casi, nessun sintomo percepibile.
È proprio quest'ultimo punto che complica le cose.
Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità, la vaginosi batterica può essere del tutto asintomatica, e la sua diagnosi si basa su una valutazione clinica e/o su analisi di laboratorio piuttosto che sui soli sintomi avvertiti.
In altre parole, né l'assenza di fastidio permette di escludere una vaginosi, né la presenza di perdite insolite permette da sola di affermarla.
È questa zona grigia che giustifica l'esistenza di diversi metodi di screening della vaginosi batterica, dal più accessibile al più medico.
Quali test esistono per lo screening di una vaginosi batterica?
Ecco una panoramica dei principali approcci, dal più semplice da fare da sé al più approfondito in laboratorio.
Tipo di test | Dove effettuarlo | Che cosa misura | Che cosa può indicare |
|---|---|---|---|
Test del pH vaginale | A domicilio o in studio | Il livello di acidità dell'ambiente vaginale | Un possibile squilibrio della flora, senza precisarne la causa |
Autotest multi-biomarcatori | A domicilio | Più marcatori vaginali in parallelo (pH, altri indicatori a seconda del dispositivo) | Un orientamento più completo sulla natura dello squilibrio osservato |
Visita clinica + criteri di Amsel | Studio medico | Aspetto delle perdite, odore, pH, presenza di «clue cells» (cellule vaginali rivestite di batteri, visibili al microscopio) | Un aiuto alla diagnosi clinica della vaginosi batterica |
Punteggio di Nugent | Laboratorio | Distribuzione dei diversi batteri osservati dopo colorazione di Gram | Una valutazione oggettiva del profilo della flora vaginale |
Test molecolari (PCR, test Gardnerella, Aptima BV) | Laboratorio | Presenza e quantità di DNA batterico specifico, in particolare Gardnerella vaginalis | Un'identificazione precisa delle specie batteriche in causa |
Ogni riga di questa tabella corrisponde a un diverso livello di certezza : le prime due permettono un orientamento a domicilio, le tre seguenti permettono una diagnosi medica.
Questa distinzione è la chiave per capire il seguito dell'articolo.
Si può fare un test per la vaginosi a casa?
Sì, è possibile effettuare una prima valutazione a casa, senza passare da uno studio medico.
Esistono oggi due grandi famiglie di dispositivi per un test della vaginosi a domicilio.
Gli autotest che analizzano più biomarcatori
Una seconda categoria di dispositivi va oltre la semplice misurazione del pH.
Questi autotest per la vaginosi batterica, come quello proposto da Santelle, combinano l'analisi di più marcatori vaginali in un solo utilizzo, per aiutare a capire meglio la natura di un eventuale squilibrio invece di limitarsi a un solo dato.

L'interesse di questo approccio multi-biomarcatori è di dare un'immagine più sfumata di quanto accade localmente, e quindi un orientamento più utile prima, se del caso, di una visita.
Non si tratta di uno strumento diagnostico in senso medico, ma di un primo riferimento per valutare meglio una situazione e decidere se sia pertinente consultare.
I test del pH vaginale
Il test del pH vaginale è il più conosciuto e il più accessibile.
Si presenta in genere sotto forma di una piccola striscia o di un tampone monouso che si mette a contatto con la parete vaginale per qualche secondo, prima di confrontare il colore ottenuto con una scala di riferimento.

Il principio si basa su una constatazione semplice : una flora vaginale equilibrata, dominata dai lattobacilli, mantiene normalmente un pH acido, generalmente compreso tra 3,8 e 4,5.
Quando questo equilibrio è alterato, in particolare in caso di vaginosi batterica, il pH tende ad aumentare, spesso oltre 4,5.
Un test del pH vaginale permette quindi di individuare una variazione rispetto a questa zona abituale.
Un test del pH basta per individuare una vaginosi?
Un pH elevato può orientare verso una vaginosi batterica, ma non permette di affermarla con certezza, né di escluderla se il risultato è normale.
Questo dato unico ha diversi limiti :
può aumentare anche in caso di micosi associata, di mestruazioni recenti, di rapporto sessuale recente, o di alcune infezioni sessualmente trasmissibili;
non dice nulla sulla natura esatta dello squilibrio in causa;
un pH nella norma non elimina del tutto l'ipotesi di una vaginosi iniziale o atipica.
È proprio questo limite che spiega perché un approccio che combina più biomarcatori, come quello di Santelle, apporta un'informazione più ricca di una semplice striscia del pH.
Incrociando più indicatori invece di uno solo, questo tipo di autotest aiuta a orientare meglio la lettura di una situazione, senza per questo sostituirsi a una diagnosi medica quando questa è necessaria.
Come si diagnostica una vaginosi presso un professionista sanitario?
La diagnosi di vaginosi batterica si basa su metodi più approfonditi, capaci di oggettivare uno squilibrio al di là di una semplice misurazione del pH.
La visita e i criteri di Amsel
In consultazione, il professionista sanitario può basarsi sui criteri di Amsel, una combinazione di più segni clinici valutati insieme : aspetto omogeneo delle perdite, pH vaginale superiore a 4,5, odore caratteristico rivelato da un test con potassa, e presenza al microscopio di «clue cells».
La presenza di almeno tre di questi criteri orienta fortemente verso una vaginosi batterica.
Il prelievo vaginale e il punteggio di Nugent
Il prelievo vaginale per la vaginosi, analizzato in laboratorio, permette di stabilire un punteggio di Nugent.
Questo metodo consiste nell'osservare, dopo colorazione di Gram, la distribuzione dei diversi batteri presenti nel campione e nell'attribuire loro un punteggio secondo criteri standardizzati.
Questo punteggio resta oggi uno dei riferimenti per oggettivare il profilo della flora vaginale.
I test molecolari
Più di recente, alcuni test molecolari di tipo PCR permettono di identificare e quantificare con precisione il DNA dei batteri associati alla vaginosi, in particolare tramite un test Gardnerella che ricerca la Gardnerella vaginalis.
Dispositivi commerciali come il test Aptima BV o il test Hydralin rientrano in questa famiglia di soluzioni, utili in particolare nei casi recidivanti o complessi.
Questi test restano effettuati in laboratorio, su prescrizione.
Autotest o prelievo vaginale : quale scegliere?
Questi due approcci non sono in concorrenza, rispondono a bisogni diversi.
Un autotest a domicilio, che si tratti di una semplice striscia del pH o di un dispositivo multi-biomarcatori come quello di Santelle, è utile per una prima lettura rapida della situazione, senza attesa né appuntamento.
Aiuta a decidere se sia pertinente consultare, e permette di seguire l'evoluzione di uno squilibrio nel tempo.

Il prelievo vaginale resta invece il riferimento quando è necessaria una diagnosi formale : sintomi persistenti, recidive frequenti, gravidanza, dubbio sulla natura esatta dell'infezione, o fallimento di un trattamento precedente.
Permette anche di escludere altre cause, come un'infezione sessualmente trasmissibile associata.
Vaginosi o micosi : perché è facile confonderle?
Vaginosi batterica e micosi vaginale condividono diversi sintomi, in particolare perdite insolite e fastidio locale, il che spiega una confusione frequente.
Eppure non dipendono né dallo stesso squilibrio, né dallo stesso trattamento.
La vaginosi deriva da uno squilibrio batterico, generalmente con un odore caratteristico e perdite fluide grigiastre, mentre la micosi è dovuta a una proliferazione di lieviti (il più delle volte la Candida albicans), tipicamente associata a prurito marcato e a perdite più dense, senza odore particolare.
Anche il pH evolve diversamente : aumenta in caso di vaginosi, ma resta spesso nella norma in caso di micosi.
È un altro argomento a favore di un test che incrocia più biomarcatori piuttosto che di un indicatore unico: aiuta a distinguere meglio queste due situazioni prima, se necessario, di una visita che confermerà la diagnosi.

Che cosa fare se il test indica un possibile squilibrio batterico?
Se un autotest o un test del pH suggerisce uno squilibrio, alcuni principi semplici permettono di agire con prudenza :
seguire le indicazioni fornite con il dispositivo utilizzato, senza estrapolarle;
consultare un professionista sanitario se il risultato solleva domande o se sono presenti sintomi;
evitare di autotrattarsi solo sulla base di un sintomo o di una deduzione personale, poiché la vaginosi può somigliare ad altri squilibri;
consultare sistematicamente in caso di sintomi persistenti o recidivanti, di gravidanza, o di qualsiasi situazione particolare (immunodepressione, precedenti di infezioni ginecologiche, ecc.).
Un autotest resta uno strumento di orientamento : aiuta a capire meglio che cosa succede, ma la decisione di trattare spetta sempre a un professionista sanitario.
Domande frequenti
Come sapere se ho una vaginosi batterica?
I segnali indicativi sono perdite più fluide, di colore dal bianco al grigiastro, con un odore insolito spesso descritto come odore di pesce. Poiché la vaginosi può anche essere asintomatica, un test del pH, un autotest multi-biomarcatori o una visita medica restano i mezzi più affidabili per orientarsi o ottenere una diagnosi.
Esiste un autotest per la vaginosi batterica?
Sì. Esistono autotest del pH vaginale, così come autotest multi-biomarcatori più completi, come quello proposto da Santelle, che analizza più marcatori vaginali in un solo utilizzo. Questi dispositivi aiutano a orientare una prima valutazione a domicilio, senza sostituire una diagnosi medica.
Si può individuare una vaginosi con un test del pH?
Un test del pH può segnalare uno squilibrio in caso di pH elevato, ma non basta a confermare una vaginosi batterica, perché anche altre situazioni (micosi associata, mestruazioni, rapporto recente) possono far variare il pH. Un approccio multi-biomarcatori o un parere medico offrono una lettura più affidabile.
Quale pH indica una vaginosi batterica?
Il pH vaginale normale si situa generalmente tra 3,8 e 4,5. Un pH superiore a 4,5 è uno dei segni che possono far pensare a una vaginosi batterica, ma deve essere interpretato insieme ad altri elementi, clinici o biologici, per porre una diagnosi.
Come si svolge un prelievo vaginale per una vaginosi?
Il professionista sanitario preleva un campione di secrezioni vaginali con un tampone, durante una visita ginecologica classica. Questo campione può poi essere valutato secondo i criteri di Amsel in consultazione, o inviato in laboratorio per un punteggio di Nugent o un test molecolare (PCR, test Gardnerella).
Un test vaginale può distinguere una micosi da una vaginosi?
Un test che incrocia più biomarcatori, come un autotest multi-biomarcatori o una visita clinica completa, aiuta a distinguere meglio queste due situazioni, in particolare tramite il pH e l'odore. Solo una diagnosi medica, eventualmente completata da un prelievo, permette di confermare con certezza di quale si tratti.
Un test per la vaginosi batterica è affidabile durante le mestruazioni o la gravidanza?
Le mestruazioni possono modificare temporaneamente il pH vaginale e falsare la lettura di un test del pH o di un autotest; è preferibile testare al di fuori di questo periodo. Durante la gravidanza, ogni segno indicativo di vaginosi giustifica una visita medica rapida piuttosto che un semplice autotest, a causa dei rischi associati a una vaginosi non trattata.
Quanto tempo serve per ottenere il risultato di un test per la vaginosi batterica?
Un test del pH o un autotest multi-biomarcatori a domicilio dà un risultato in pochi minuti. Un prelievo vaginale analizzato in laboratorio (punteggio di Nugent, PCR) richiede generalmente da uno a qualche giorno a seconda del laboratorio e del metodo utilizzato.

Scritto da
Zineb Sadki
Redazione editoriale, Santelle
Zineb è redattrice presso Santelle e scrive di salute intima e microbiota vaginale.






